lunedì 31 luglio 2017

Jeanne Moreau




... la verità è che non è morto nessuno. 
Per noi che l'amiamo, #JeanneMoreau è uno degli altri nomi della pellicola, possibilmente in bianco e nero, perché è così che il cinema si è meglio impresso nel nostro immaginario, raccontandoci il riflesso della vita. 
Qualsiasi cosa accadrà nel mondo, lei rimarrà per sempre la bellissima Kate che corre vestita da uomo e che farebbe di tutto per battere i due amici antagonisti. 
Per quanto mi riguarda, nessun'altra pellicola ha saputo raccontare meglio quei momenti di pura spensieratezza che accadono fra una cosa terribile e l'altra. 
Jeanne raccontava in un'intervista, che le è capitato spesso di essere riconosciuta per strada da perfetti estranei di ogni età e nazione per quel meraviglioso film, che senza esitare l'abbracciavano e le dicevano "merci", e se mai l'avessi incontrata, sarei stata una di loro. 
Bella da rimanere male quando era giovane, anche se il meglio della sua bellezza l'ha mostrato da grande, lasciandosi invecchiare con la serenità delle persone che non temono il tempo e che certi ruoli li hanno "recitati" anche nella vita reale.
Qui di seguito un pensiero di François Truffaut per Jeanne. 
"Jeanne emana una sorta di autorevolezza morale. E' molto fisica, molto carnale, ma non trasmette alcuna lascivia sullo schermo. E' come l'amore, non come il libertinaggio. Conoscendola, si scoprono in lei qualità maschili quanto femminili che vanno al di là dei ragionamenti laboriosi degli uomini e della civetteria delle donne"

sabato 13 febbraio 2016

Le correnti gravitazionali

...lo spazio e la luce per non farti invecchiare... 


Albert Einstein, Charles Chaplin
Ho letto diverse varianti di questo scambio di battute, comunque:
Einstein a Chaplin:
"Quello che più ammiro nella vostra arte è la sua universalità. Non dite una parola, e nonostante ciò tutto il mondo vi comprende"
"E' vero" replicò Chaplin "ma la vostra gloria è ancora maggiore; il mondo intero vi ammira, anche se nessuno vi capisce"
Tutta la mia conoscenza sulle "correnti gravitazionali" comincia (e finisce) con Battiato e alla sua cura, inutile dire che le cose grandi del cosmo si nascondono ai miei occhi come se neppure esistessero, e non so dire quanto me ne dispiaccia, ma si chiamano limiti perché oltre, così dicono, c'è l'infinito, ed è accessibile solo a chi i limiti li supera.
Albert Einstein, tedesco, nato nel secolo XIX da famiglia ebrea, finito poi in America, genio e, come da copione, "incompreso", arriva ad intuizioni che oggi, a più di 60 anni dalla sua morte, vengono confermate. Ciò enfatizza ulteriormente il suo genio, e "relativizza" noi del duemila e più.
"Ipotizzate un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein, le onde gravitazionali sono le 'vibrazionì dello spazio-tempo provocate da fenomeni molto violenti, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o il Big Bang che ha dato origine all'universo.
Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, le onde gravitazionali percorrono l'universo alla velocità della luce creando increspature dello spazio-tempo finora invisibili. Poichè interagiscono molto poco con la materia, le onde gravitazionali conservano la 'memorià degli eventi che le hanno generate."
In questo link, un articolo della rivista on line de: Il messaggero. 


Qui invece un link dedicato a Chaplin: "La vita è troppo bella per essere insignificante" 
Questo post deriva dall'altro mio blog: www.lestanzeletterarie.Blogspot.com 

martedì 22 settembre 2015

bergonzoni - film ideale

giovedì 2 aprile 2015

George Méliès

Il mago del cinema.
Promuovo volentieri il canale you tube di "Paolino Cinema", perché lo merita. 
Qui: Georges Méliès - Pioniere della storia del cinema. 
Buona visione.

NB: Si pronuncia Méliès (inclusa la esse finale, per via dell'accento sulla "è",
dunque nessun errore.) 

mercoledì 11 febbraio 2015

A come Srebrenica

Non "l'arte per l'arte", ma "l'arte per il progresso" disse Victor Hugo.
Continuo a trovarlo sensato.

Roberta Biagiarelli 

"L'empatia  è un concetto scientifico, che nasce in psicologia e in estetica tra diciannovesimo e ventesimo secolo. Vischer e poi Lipps parlavano di "einfühlung", poi tradotto in inglese come "empathy", e il concetto veniva applicato all'inizio anche al godimento estetico, per cui apprezzare una certa forma voleva dire, per così dire, vivere quella forma stessa come fosse parte del nostro corpo: così una colonna sottile che regge un grosso capitello può suscitare un senso di disagio, di squilibrio, di sforzo, e l'inverso avviene con una colonna ben proporzionata che ci fa vivere un senso di leggerezza. Per empatia si è condotti a provare, nel nostro intimo, lo stesso sentimento o sensazione che prova un altro" 

Queste le parole usate da Umberto Eco sul giornale "L'espresso", per raccontare il significato della parola "Empatia". 

Ho voluto riportare la citazione nella sua interezza, perché non trovo un modo più esatto per raccontare ciò che ho vissuto con gli amici dell' Unitre, assistendo alla rappresentazione dal vivo di "A come Srebrenica" di Roberta Biagiarelli e per quante altre cose belle ci potranno capitare, questa ci rimarrà in memoria più a lungo, perché non era prevista da nessun programma, perché per noi, che negli ultimi due anni abbiamo parlato di cinema, era un  "fuori tema", e perché... si. 

Roberta come attrice, la penso "invadente", nel senso che sa entrare dentro le persone e ci rimane anche a distanza di tempo, per la bellezza del suo sguardo, per l'energia che impiega nella recitazione, per la scelta accurata di soggetti che narrano storie parlando di storia, e che, partendo dall'arte del teatro, si trasformano mano a mano, in qualcosa di singolarmente pratico ed efficace: mucche, trattori, utensili, dunque latte, formaggio, carne, coltivazioni varie, quindi ...vita, lì dove vent'anni fa, una guerra vile ed indegna (non lo sono tutte?) ha cercato di distruggere ogni cosa, e ci è quasi riuscita. La guerra era quella dei Balcani, il luogo, Srebrenica. 

Ho già parlato dello spettacolo in questo altro mio post (Link) 
ed allego il link alla sua associazione culturale: BABELIA PROGETTI CULTURALI 

A come Srebrenica è il titolo dello spettacolo teatrale - link.  al video promozionale. 
Souvenir Srebrenica è il titolo del video documentario - Link- al video promozionale. 

La transumanza della pace è invece il progetto di portare mucche ed utensili a Srebrenica, così che ci siano possibilità concrete per i sopravvissuti al genocidio. 
Link alla pagina Babelia sull'argomento: -link-

Potete versare  il vostro contributo  a: Banca Suasa – Credito Cooperativo
Filiale di Mondolfo (PU) c/c intestato a BABELIA & C.
Codice IBAN: IT 19 S 08839 68390  000030131979

Vi invito a condividere il link di questo sito sulle vostre home, vi invito a consultarlo, a parlarne con gli amici, ad andare ad un suo spettacolo se vi capita, e se potete, vi invito a dare una mano per l'acquisto di altre mucche, altri utensili, altri trattori, che si traducono in altra vita per chi a Srebrenica cerca di sopravvivere.  



"Roberta Biagiarelli ci mostra con sguardo onesto, senza compiacersi del fare cinema, una piccola storia di transumanza che la poesia del suo narrare trasforma in epopea. E’ la scoperta che le genti semplici si riconoscono nella solidarietà e che tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ed è così che Gianni Rigoni Stern, attraverso il suo esempio, ci testimonia che la pace è un bene di cui tutti possiamo renderci testimoni."
Ermanno Olmi
Asiago (VI), 31 giugno 2012

venerdì 5 dicembre 2014

Gian Maria Volonté

Gian Maria Volonté
http://www.gianmariavolonte.it/

"Io accetto un film o non lo accetto, in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti. 
Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondono a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario tra l'arte e la vita." 

Gian Maria Volonté- 1984. 
da "Un attore contro" -BUR- 

"Come tecnica di recitazione, io non entro e non esco dai personaggi. Calarsi o non calarsi, lo so, in giro ci sono questi luoghi comuni. Non esiste, secondo me, una tecnica unica e precisa. Si può interpretare un personaggio in totale immersione, ma può avvenire anche il contrario. Diderot sostiene che l'attore, mentre comunica allo spettatore una grande emozione esplorando i territori inquietanti della tragedia, magari pensa alla trattoria dove andrà a mangiare dopo lo spettacolo. Ma questo è un paradosso. Io so bene quali percorsi faccio, però ho sempre un fondo di scetticismo nel parlarne perché mi rendo conto che in questo Paese tutti pensano che si possa essere o non essere attori,in qualsiasi momento. Invece non è vero, ci sono discipline che richiedono anni di frequentazione. John Travolta non è uno preso al Piper e messo per caso in Saturday night Fever: ha alle spalle una tradizione di grandissima professionalità, che richiede otto, dieci ore di lavoro al giorno. Ora, dire come si svolgono le mie otto, dieci ore di lavoro al giorno qui, a questo tavolo, con i miei quadernetti, i miei tempi, la mia pazienza, il mio riflettere e il mio dedicarmi alle documentazioni, mi pare anche imbarazzante...." 

Gian Maria Volonté- 1987. 
da "Un attore contro" -BUR- 

da: Indagini su un cittadino... 
Sono passati vent'anni dalla morte di Gian Maria. Vista l'importanza del personaggio, ci si aspetterebbe una partecipazione attiva per farlo "tornare", proprio il giorno della sua dipartita. Solo in parte, così sarà. 
Rai1 sarà alle prese con i balli della Carlucci; 
Rai2 ci delizierà col fondamentale "castle" e a seguire, "elementary" ugualmente vitale. 
Rai3, canale"cult"... "Ulisse, il piacere della scoperta" e poi "un giorno in pretura". 
Rai4 ci allieterà con "Ghost Whisperer"... Rai premium "Rebecca la prima moglie" con Alessio Boni e la Capotondi - che dire...- 
Il solitario e brillante Rai movie propone: "Caccia a ottobre rosso" e  "Into the wild"
 

IRIS è il solo canale che dedicherà una rassegna televisiva all'attore. Non ci resta che dire grazie ad IRIS. 




mercoledì 26 novembre 2014

Allacciate le cinture -2014-

Premessa necessaria: Approccio semiserio e ben oltre lo spoiling. 
Ho visto l'ultimo film di Ferzan Özpetek sulla fiducia,  senza avere idea del tema trattato, complice il refrain musicale di Rino Gaetano, che vale da solo un dieci e lode. -link "A mano a mano"
 Kasia Smutniak per altro, è stata la "compagna" di Gaetano, in un brutto film per la televisione ben recitato (parere diffusissimo), è stata anche la compagna dello sfortunato Taricone, e Francesco Arca un po' tanto lo ricorda. Che sia un omaggio a lui? Se fosse perdoniamo il regista per eventuali mancanze. 

Mi è parso interessante l'inizio del film, che associavo al titolo, dunque mi aspettavo che qualcuno morisse di incidente -nei suoi film un morto, facciamo due, vanno messi in conto-
La pioggia forte che rimbalza dal selciato a sampietrini,  quei passi "precari", esposti al rischio di scivoloni, e poi la fermata dell'autobus che mi evoca la scena di un teatro che contiene a fatica tutti i suoi personaggi, ammucchiati come sardine. Immobili.
La telecamera li riprende dal basso dei piedi, per poi salire fino ai volti e trovarli statici, freddi come il clima. Corali. Ancora una volta ho l'impressione di un sipario che si alza sulla giungla urbana, e come inizio, dicevo, non mi dispiace affatto.
Al gruppetto già costipato, si aggiungono altre persone, di diversa etnia, e fu subito ... razzismo! Della anziana bianca sulle nere africane, della giovane italiana contro il giovane che ce l'ha con le nere, e difende "la vecchia", la quale si offende per tale definizione, e così via, in un crescendo di intolleranza, ovvero cose fresche ed attuali chez nous.

La ressa per futili motivi è molto verosimile. Mi ricorda istintivamente "La finestra di fronte" (sempre suo, del 2003) quando la tipa dice al marito che uno che picchia la moglie l'ha chiamato "negro" e quello parte e bussa alla porta dello sfortunato per regolare i conti.
Ad un passo dalla scontro fisico, un macho man (che pare derivi da un talent di Maria De Filippi), e Kasia Smutniak. Lui vuole rimetterla al posto suo con due sberle, e lei non ne ha paura. Tensione? non troppa, la sensazione del teatro di cui prima, permane. Lui se ne va sotto la pioggia, o chissà che succede, e lei lo guarda allontanarsi.
Si avverte a vista l'eco della leggenda secondo la quale "due opposti si attraggono", che di lì a poco il ragazzo farà notare alla ragazza senza alcuna giustificazione psicologica o semplicemente logica. Avviene. Punto.
E poi diciamolo, lui sarà pure arrogante, ma è ben fatto, e lei, idem, e il colpo di fulmine ti prende così come viene. Se fossero romanzo, si chiamerebbero: "Orgoglio e pregiudizio", ovvero Darcy ed Elisabeth. Qui lui incarnerebbe i pregiudizi e l'orgoglio, lei l'orgoglio ... e il pregiudizio.
Le dinamiche del film iniziano a svolgersi davanti ad un improbabile bar "tarantola" -sappiamo tutti che fa la tarantola se ti punge!- dove i camerieri sono pagati a percentuale, pertanto hanno tutto l'interesse a farsi 23 ore al giorno di lavoro. Da ex cameriera posso garantire che quelle immagini non suggeriscono niente della fatica lamentata dalla protagonista.  Altra incongruenza: Presente Grey's Anatomy, noto serial fra medicina e santità, nel quale mentre i dottori salvano il mondo da malattie allucinanti, hanno anche molto tempo per tessere storie d'amore e questo senza mangiare quasi mai, dormendo appena mezz'ora a settimana, soprattutto... senza un grammo di occhiaia? Così non è per Carolina Crescentini, che invece ha gli occhi scavati, e pare provata dalle estenuanti notti di sesso col nuovo fidanzato, ed il lavoro.
Il Gay in un film di Ozpetek sta come un velo sul confetto, e non è certo un "problema", al massimo una costante, e forse, potrebbe avere un sapore di déjà vu.
A questo punto inizia l'intreccio vero e proprio, ed è parecchio romanzato, dunque ai limiti del fastidioso (per me, ovviamente)
Con tutti gli esseri del pianeta, la Crescentini sta col tipo della fermata, come nella fiction di Beautiful, in cui tutti si accoppiano fra di loro, manco abitassero su un'isola deserta. Il mondo è piccolo, altro luogo comune.
Presentato ai conoscenti viene fuori che il "manzo" non piace a nessuno degli amici di lei, molto altolocati, e se lui è razzista, loro hanno una cameriera di colore (e stride il pensiero che Kasja, la cameriera, stia con uno che a casa ha ... la cameriera!). Non può mancare il rito della cena collettiva.
Quasi tutti nel film sono mediamente benestanti, sicché si fa fatica a concepire il lavoro "modesto" della protagonista, e soprattutto, si fatica a capire il senso dei suoi sguardi da cerbiatta per la giovane dottoressa laureanda che va a prepararsi per gli esami proprio al bar tarantola e lei, neanche il destino le stesse suggerendo che un giorno... la coccola parecchio!
Potrebbe farlo anche lei, se lo volesse. Studiare intendo, infatti di lì a poco, con soldi piovuti dal cielo e mutui vari, rileva un locale con l'amico gay, quindi il vil denaro non è poi questo problemone. Intanto rivede il meccanico che grezzo è grezzo, e razzista pure, non manca di antipatia, ma è DISLESSICO, e questo basta ad umanizzarlo, a tirare fuori dalla donna l'aspetto mamma barra infermiera, e fu subito amore, amore sessuale, il più incisivo, si direbbe.  -Mi ha fatto pensare a "Tutta colpa di Freud" ovvero a una delle tre sorelle che sceglie il sordo muto, però quel film si voleva leggero e ci è riuscito.
Ai limiti dello schematico:
I relativi fidanzati telefonano all'unisono,e all'unisono i due, clandestini su una splendida spiaggia -acqua come la pioggia di inizio film- non rispondono, e sorridono di quei disgraziati che li cercano i quali, ma che lo diciamo a fare? Sono tutti insieme davanti a quello che sarà il nuovo bar.
Poco prima della curva, andando al mare in moto, i due hanno incrociato un Suv, e lui ha mandato affanculo il conducente. Era nientemeno che il destino. A saperlo!
Il cambio delle coppie, viene svelato solo alla fine, quando Kasja invita l'amica per dirle del tizio, e lei confessa che va col suo fidanzato super ricco.
Ridono, e come nelle favole, tutto si sistema, sarà verosimile? C'è sempre chi si fa male nel concreto, e anche qui in effetti... la zia, la sauna,  un giorno tutto spasso con la nipote e, fra le tante cose... massì! facciamoci uno screening al seno, e questo basta a capire, in ampio anticipo sul finale, che lei morirà di cancro, perché alla regia c'è Ozpeteck e dunque non c'è film senza morto.
Il sottotitolo di "allacciate le cinture" - Collegato all'incrocio di SUV-moto, alla vita e relativi incidenti (in una metafora non troppo elaborata, dunque banale) potrebbe essere: "Carpe diem, prima che diem carpa a te" come recitava il noto slogan. Infatti, dice la tizia in ospedale, quando esco di qua, chiunque mi piace me lo scopo. E io penso a la finestra di fronte, quando la moglie del ragazzo di colore dice alla Mezzogiorno: Ti piace, scopatelo, levati il prurito, e poi torna a tuo marito... Quanto alla nostra, non ne uscirà viva, lo sanno tutti!
A Luisa Ranieri spetta il ruolo della macchietta napoletana, la prostituta/parrucchiera (cliché!) che si scopa il marito di Kasja, ma non disdegna di farle la parrucca visto che ha il cancro! e vissero tutti -quelli che vissero- felici e contenti, o per lo meno, sessualmente appagati. 
La nostra, non è gelosa, ma di ché? l'ha sempre saputo che il padre dei suoi due figli non se lo sa tenere nei pantaloni. In effetti, grezzo era... e grezzo è rimasto. Si deduce che, affinché una coppia funzioni, basta che funzioni fra le lenzuola, e magari è vero. Non mi intendo.
Fra le scene più insopportabili, quella (affatto verosimile) dello screening di cortesia. La vita va altrimenti, e il risultato te lo danno seduta stante. Insopportabile entrare con lei nella sala della chemio, perché questi sono tempi estremamente sofferti per le più svariate ragioni, e stando alla statistica, la cattiva notizia è che uno su due ha il cancro, quella buona è che:
1_ Non è detto sia tu.
2_ E se fossi tu, con la chemio siamo abbastanza avanti. Ci sono speranze. In un momento di scazzo, Kasia dice al medico "cosa siete voi, senza di noi?" Intelligente sarebbe stato fare la domanda opposta. Certo che si muore comunque, ma ha senso finirsi lì dentro quando è chiaro che è troppo tardi per tutto? L'uovo o la gallina? Domande universali e ridicole, dunque è auspicabile che uno debba scegliere solo se e quando tocca a lui. Mettiamola così, oggi non ero pronta per affrontare una chemio, e quel bastardo di Rino Gaetano che mi ammalia in ogni situazione, mi deve un  biglietto.


A mano a mano ti accorgi che il vento
ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore
E a mano a mano si scioglie nel pianto
quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
di quando vivevi con me in una stanza
Non c’erano soldi ma tanta speranza
E a mano a mano mi perdi e ti perdo
e quello che è stato mi sembra più assurdo
di quando la notte eri sempre più vera
e non come adesso nei sabato sera
Ma dammi la mano e torna vicino
può nascere un fiore nel nostro giardino
che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
E a mano a mano vedrai che nel tempo
lì sopra il tuo viso lo stesso sorriso
che il vento crudele ti aveva rubato

che torna fedele, l’amore è tornato per te