sabato 13 febbraio 2016

Le correnti gravitazionali

...lo spazio e la luce per non farti invecchiare... 


Albert Einstein, Charles Chaplin
Ho letto diverse varianti di questo scambio di battute, comunque:
Einstein a Chaplin:
"Quello che più ammiro nella vostra arte è la sua universalità. Non dite una parola, e nonostante ciò tutto il mondo vi comprende"
"E' vero" replicò Chaplin "ma la vostra gloria è ancora maggiore; il mondo intero vi ammira, anche se nessuno vi capisce"
Tutta la mia conoscenza sulle "correnti gravitazionali" comincia (e finisce) con Battiato e alla sua cura, inutile dire che le cose grandi del cosmo si nascondono ai miei occhi come se neppure esistessero, e non so dire quanto me ne dispiaccia, ma si chiamano limiti perché oltre, così dicono, c'è l'infinito, ed è accessibile solo a chi i limiti li supera.
Albert Einstein, tedesco, nato nel secolo XIX da famiglia ebrea, finito poi in America, genio e, come da copione, "incompreso", arriva ad intuizioni che oggi, a più di 60 anni dalla sua morte, vengono confermate. Ciò enfatizza ulteriormente il suo genio, e "relativizza" noi del duemila e più.
"Ipotizzate un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein, le onde gravitazionali sono le 'vibrazionì dello spazio-tempo provocate da fenomeni molto violenti, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o il Big Bang che ha dato origine all'universo.
Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, le onde gravitazionali percorrono l'universo alla velocità della luce creando increspature dello spazio-tempo finora invisibili. Poichè interagiscono molto poco con la materia, le onde gravitazionali conservano la 'memorià degli eventi che le hanno generate."
In questo link, un articolo della rivista on line de: Il messaggero. 


Qui invece un link dedicato a Chaplin: "La vita è troppo bella per essere insignificante" 
Questo post deriva dall'altro mio blog: www.lestanzeletterarie.Blogspot.com 

martedì 22 settembre 2015

bergonzoni - film ideale

giovedì 2 aprile 2015

George Méliès

Il mago del cinema.
Promuovo volentieri il canale you tube di "Paolino Cinema", perché lo merita. 
Qui: Georges Méliès - Pioniere della storia del cinema. 
Buona visione.

NB: Si pronuncia Méliès (inclusa la esse finale, per via dell'accento sulla "è",
dunque nessun errore.) 

mercoledì 11 febbraio 2015

A come Srebrenica

Non "l'arte per l'arte", ma "l'arte per il progresso" disse Victor Hugo.
Continuo a trovarlo sensato.

Roberta Biagiarelli 

"L'empatia  è un concetto scientifico, che nasce in psicologia e in estetica tra diciannovesimo e ventesimo secolo. Vischer e poi Lipps parlavano di "einfühlung", poi tradotto in inglese come "empathy", e il concetto veniva applicato all'inizio anche al godimento estetico, per cui apprezzare una certa forma voleva dire, per così dire, vivere quella forma stessa come fosse parte del nostro corpo: così una colonna sottile che regge un grosso capitello può suscitare un senso di disagio, di squilibrio, di sforzo, e l'inverso avviene con una colonna ben proporzionata che ci fa vivere un senso di leggerezza. Per empatia si è condotti a provare, nel nostro intimo, lo stesso sentimento o sensazione che prova un altro" 

Queste le parole usate da Umberto Eco sul giornale "L'espresso", per raccontare il significato della parola "Empatia". 

Ho voluto riportare la citazione nella sua interezza, perché non trovo un modo più esatto per raccontare ciò che ho vissuto con gli amici dell' Unitre, assistendo alla rappresentazione dal vivo di "A come Srebrenica" di Roberta Biagiarelli e per quante altre cose belle ci potranno capitare, questa ci rimarrà in memoria più a lungo, perché non era prevista da nessun programma, perché per noi, che negli ultimi due anni abbiamo parlato di cinema, era un  "fuori tema", e perché... si. 

Roberta come attrice, la penso "invadente", nel senso che sa entrare dentro le persone e ci rimane anche a distanza di tempo, per la bellezza del suo sguardo, per l'energia che impiega nella recitazione, per la scelta accurata di soggetti che narrano storie parlando di storia, e che, partendo dall'arte del teatro, si trasformano mano a mano, in qualcosa di singolarmente pratico ed efficace: mucche, trattori, utensili, dunque latte, formaggio, carne, coltivazioni varie, quindi ...vita, lì dove vent'anni fa, una guerra vile ed indegna (non lo sono tutte?) ha cercato di distruggere ogni cosa, e ci è quasi riuscita. La guerra era quella dei Balcani, il luogo, Srebrenica. 

Ho già parlato dello spettacolo in questo altro mio post (Link) 
ed allego il link alla sua associazione culturale: BABELIA PROGETTI CULTURALI 

A come Srebrenica è il titolo dello spettacolo teatrale - link.  al video promozionale. 
Souvenir Srebrenica è il titolo del video documentario - Link- al video promozionale. 

La transumanza della pace è invece il progetto di portare mucche ed utensili a Srebrenica, così che ci siano possibilità concrete per i sopravvissuti al genocidio. 
Link alla pagina Babelia sull'argomento: -link-

Potete versare  il vostro contributo  a: Banca Suasa – Credito Cooperativo
Filiale di Mondolfo (PU) c/c intestato a BABELIA & C.
Codice IBAN: IT 19 S 08839 68390  000030131979

Vi invito a condividere il link di questo sito sulle vostre home, vi invito a consultarlo, a parlarne con gli amici, ad andare ad un suo spettacolo se vi capita, e se potete, vi invito a dare una mano per l'acquisto di altre mucche, altri utensili, altri trattori, che si traducono in altra vita per chi a Srebrenica cerca di sopravvivere.  



"Roberta Biagiarelli ci mostra con sguardo onesto, senza compiacersi del fare cinema, una piccola storia di transumanza che la poesia del suo narrare trasforma in epopea. E’ la scoperta che le genti semplici si riconoscono nella solidarietà e che tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ed è così che Gianni Rigoni Stern, attraverso il suo esempio, ci testimonia che la pace è un bene di cui tutti possiamo renderci testimoni."
Ermanno Olmi
Asiago (VI), 31 giugno 2012

venerdì 5 dicembre 2014

Gian Maria Volonté

Gian Maria Volonté
http://www.gianmariavolonte.it/

"Io accetto un film o non lo accetto, in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti. 
Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondono a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario tra l'arte e la vita." 

Gian Maria Volonté- 1984. 
da "Un attore contro" -BUR- 

"Come tecnica di recitazione, io non entro e non esco dai personaggi. Calarsi o non calarsi, lo so, in giro ci sono questi luoghi comuni. Non esiste, secondo me, una tecnica unica e precisa. Si può interpretare un personaggio in totale immersione, ma può avvenire anche il contrario. Diderot sostiene che l'attore, mentre comunica allo spettatore una grande emozione esplorando i territori inquietanti della tragedia, magari pensa alla trattoria dove andrà a mangiare dopo lo spettacolo. Ma questo è un paradosso. Io so bene quali percorsi faccio, però ho sempre un fondo di scetticismo nel parlarne perché mi rendo conto che in questo Paese tutti pensano che si possa essere o non essere attori,in qualsiasi momento. Invece non è vero, ci sono discipline che richiedono anni di frequentazione. John Travolta non è uno preso al Piper e messo per caso in Saturday night Fever: ha alle spalle una tradizione di grandissima professionalità, che richiede otto, dieci ore di lavoro al giorno. Ora, dire come si svolgono le mie otto, dieci ore di lavoro al giorno qui, a questo tavolo, con i miei quadernetti, i miei tempi, la mia pazienza, il mio riflettere e il mio dedicarmi alle documentazioni, mi pare anche imbarazzante...." 

Gian Maria Volonté- 1987. 
da "Un attore contro" -BUR- 

da: Indagini su un cittadino... 
Sono passati vent'anni dalla morte di Gian Maria. Vista l'importanza del personaggio, ci si aspetterebbe una partecipazione attiva per farlo "tornare", proprio il giorno della sua dipartita. Solo in parte, così sarà. 
Rai1 sarà alle prese con i balli della Carlucci; 
Rai2 ci delizierà col fondamentale "castle" e a seguire, "elementary" ugualmente vitale. 
Rai3, canale"cult"... "Ulisse, il piacere della scoperta" e poi "un giorno in pretura". 
Rai4 ci allieterà con "Ghost Whisperer"... Rai premium "Rebecca la prima moglie" con Alessio Boni e la Capotondi - che dire...- 
Il solitario e brillante Rai movie propone: "Caccia a ottobre rosso" e  "Into the wild"
 

IRIS è il solo canale che dedicherà una rassegna televisiva all'attore. Non ci resta che dire grazie ad IRIS. 




mercoledì 26 novembre 2014

Allacciate le cinture -2014-

Premessa necessaria: Approccio semiserio e ben oltre lo spoiling. 
Ho visto l'ultimo film di Ferzan Özpetek sulla fiducia,  senza avere idea del tema trattato, complice il refrain musicale di Rino Gaetano, che vale da solo un dieci e lode. -link "A mano a mano"
 Kasia Smutniak per altro, è stata la "compagna" di Gaetano, in un brutto film per la televisione ben recitato (parere diffusissimo), è stata anche la compagna dello sfortunato Taricone, e Francesco Arca un po' tanto lo ricorda. Che sia un omaggio a lui? Se fosse perdoniamo il regista per eventuali mancanze. 

Mi è parso interessante l'inizio del film, che associavo al titolo, dunque mi aspettavo che qualcuno morisse di incidente -nei suoi film un morto, facciamo due, vanno messi in conto-
La pioggia forte che rimbalza dal selciato a sampietrini,  quei passi "precari", esposti al rischio di scivoloni, e poi la fermata dell'autobus che mi evoca la scena di un teatro che contiene a fatica tutti i suoi personaggi, ammucchiati come sardine. Immobili.
La telecamera li riprende dal basso dei piedi, per poi salire fino ai volti e trovarli statici, freddi come il clima. Corali. Ancora una volta ho l'impressione di un sipario che si alza sulla giungla urbana, e come inizio, dicevo, non mi dispiace affatto.
Al gruppetto già costipato, si aggiungono altre persone, di diversa etnia, e fu subito ... razzismo! Della anziana bianca sulle nere africane, della giovane italiana contro il giovane che ce l'ha con le nere, e difende "la vecchia", la quale si offende per tale definizione, e così via, in un crescendo di intolleranza, ovvero cose fresche ed attuali chez nous.

La ressa per futili motivi è molto verosimile. Mi ricorda istintivamente "La finestra di fronte" (sempre suo, del 2003) quando la tipa dice al marito che uno che picchia la moglie l'ha chiamato "negro" e quello parte e bussa alla porta dello sfortunato per regolare i conti.
Ad un passo dalla scontro fisico, un macho man (che pare derivi da un talent di Maria De Filippi), e Kasia Smutniak. Lui vuole rimetterla al posto suo con due sberle, e lei non ne ha paura. Tensione? non troppa, la sensazione del teatro di cui prima, permane. Lui se ne va sotto la pioggia, o chissà che succede, e lei lo guarda allontanarsi.
Si avverte a vista l'eco della leggenda secondo la quale "due opposti si attraggono", che di lì a poco il ragazzo farà notare alla ragazza senza alcuna giustificazione psicologica o semplicemente logica. Avviene. Punto.
E poi diciamolo, lui sarà pure arrogante, ma è ben fatto, e lei, idem, e il colpo di fulmine ti prende così come viene. Se fossero romanzo, si chiamerebbero: "Orgoglio e pregiudizio", ovvero Darcy ed Elisabeth. Qui lui incarnerebbe i pregiudizi e l'orgoglio, lei l'orgoglio ... e il pregiudizio.
Le dinamiche del film iniziano a svolgersi davanti ad un improbabile bar "tarantola" -sappiamo tutti che fa la tarantola se ti punge!- dove i camerieri sono pagati a percentuale, pertanto hanno tutto l'interesse a farsi 23 ore al giorno di lavoro. Da ex cameriera posso garantire che quelle immagini non suggeriscono niente della fatica lamentata dalla protagonista.  Altra incongruenza: Presente Grey's Anatomy, noto serial fra medicina e santità, nel quale mentre i dottori salvano il mondo da malattie allucinanti, hanno anche molto tempo per tessere storie d'amore e questo senza mangiare quasi mai, dormendo appena mezz'ora a settimana, soprattutto... senza un grammo di occhiaia? Così non è per Carolina Crescentini, che invece ha gli occhi scavati, e pare provata dalle estenuanti notti di sesso col nuovo fidanzato, ed il lavoro.
Il Gay in un film di Ozpetek sta come un velo sul confetto, e non è certo un "problema", al massimo una costante, e forse, potrebbe avere un sapore di déjà vu.
A questo punto inizia l'intreccio vero e proprio, ed è parecchio romanzato, dunque ai limiti del fastidioso (per me, ovviamente)
Con tutti gli esseri del pianeta, la Crescentini sta col tipo della fermata, come nella fiction di Beautiful, in cui tutti si accoppiano fra di loro, manco abitassero su un'isola deserta. Il mondo è piccolo, altro luogo comune.
Presentato ai conoscenti viene fuori che il "manzo" non piace a nessuno degli amici di lei, molto altolocati, e se lui è razzista, loro hanno una cameriera di colore (e stride il pensiero che Kasja, la cameriera, stia con uno che a casa ha ... la cameriera!). Non può mancare il rito della cena collettiva.
Quasi tutti nel film sono mediamente benestanti, sicché si fa fatica a concepire il lavoro "modesto" della protagonista, e soprattutto, si fatica a capire il senso dei suoi sguardi da cerbiatta per la giovane dottoressa laureanda che va a prepararsi per gli esami proprio al bar tarantola e lei, neanche il destino le stesse suggerendo che un giorno... la coccola parecchio!
Potrebbe farlo anche lei, se lo volesse. Studiare intendo, infatti di lì a poco, con soldi piovuti dal cielo e mutui vari, rileva un locale con l'amico gay, quindi il vil denaro non è poi questo problemone. Intanto rivede il meccanico che grezzo è grezzo, e razzista pure, non manca di antipatia, ma è DISLESSICO, e questo basta ad umanizzarlo, a tirare fuori dalla donna l'aspetto mamma barra infermiera, e fu subito amore, amore sessuale, il più incisivo, si direbbe.  -Mi ha fatto pensare a "Tutta colpa di Freud" ovvero a una delle tre sorelle che sceglie il sordo muto, però quel film si voleva leggero e ci è riuscito.
Ai limiti dello schematico:
I relativi fidanzati telefonano all'unisono,e all'unisono i due, clandestini su una splendida spiaggia -acqua come la pioggia di inizio film- non rispondono, e sorridono di quei disgraziati che li cercano i quali, ma che lo diciamo a fare? Sono tutti insieme davanti a quello che sarà il nuovo bar.
Poco prima della curva, andando al mare in moto, i due hanno incrociato un Suv, e lui ha mandato affanculo il conducente. Era nientemeno che il destino. A saperlo!
Il cambio delle coppie, viene svelato solo alla fine, quando Kasja invita l'amica per dirle del tizio, e lei confessa che va col suo fidanzato super ricco.
Ridono, e come nelle favole, tutto si sistema, sarà verosimile? C'è sempre chi si fa male nel concreto, e anche qui in effetti... la zia, la sauna,  un giorno tutto spasso con la nipote e, fra le tante cose... massì! facciamoci uno screening al seno, e questo basta a capire, in ampio anticipo sul finale, che lei morirà di cancro, perché alla regia c'è Ozpeteck e dunque non c'è film senza morto.
Il sottotitolo di "allacciate le cinture" - Collegato all'incrocio di SUV-moto, alla vita e relativi incidenti (in una metafora non troppo elaborata, dunque banale) potrebbe essere: "Carpe diem, prima che diem carpa a te" come recitava il noto slogan. Infatti, dice la tizia in ospedale, quando esco di qua, chiunque mi piace me lo scopo. E io penso a la finestra di fronte, quando la moglie del ragazzo di colore dice alla Mezzogiorno: Ti piace, scopatelo, levati il prurito, e poi torna a tuo marito... Quanto alla nostra, non ne uscirà viva, lo sanno tutti!
A Luisa Ranieri spetta il ruolo della macchietta napoletana, la prostituta/parrucchiera (cliché!) che si scopa il marito di Kasja, ma non disdegna di farle la parrucca visto che ha il cancro! e vissero tutti -quelli che vissero- felici e contenti, o per lo meno, sessualmente appagati. 
La nostra, non è gelosa, ma di ché? l'ha sempre saputo che il padre dei suoi due figli non se lo sa tenere nei pantaloni. In effetti, grezzo era... e grezzo è rimasto. Si deduce che, affinché una coppia funzioni, basta che funzioni fra le lenzuola, e magari è vero. Non mi intendo.
Fra le scene più insopportabili, quella (affatto verosimile) dello screening di cortesia. La vita va altrimenti, e il risultato te lo danno seduta stante. Insopportabile entrare con lei nella sala della chemio, perché questi sono tempi estremamente sofferti per le più svariate ragioni, e stando alla statistica, la cattiva notizia è che uno su due ha il cancro, quella buona è che:
1_ Non è detto sia tu.
2_ E se fossi tu, con la chemio siamo abbastanza avanti. Ci sono speranze. In un momento di scazzo, Kasia dice al medico "cosa siete voi, senza di noi?" Intelligente sarebbe stato fare la domanda opposta. Certo che si muore comunque, ma ha senso finirsi lì dentro quando è chiaro che è troppo tardi per tutto? L'uovo o la gallina? Domande universali e ridicole, dunque è auspicabile che uno debba scegliere solo se e quando tocca a lui. Mettiamola così, oggi non ero pronta per affrontare una chemio, e quel bastardo di Rino Gaetano che mi ammalia in ogni situazione, mi deve un  biglietto.


A mano a mano ti accorgi che il vento
ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore
E a mano a mano si scioglie nel pianto
quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
di quando vivevi con me in una stanza
Non c’erano soldi ma tanta speranza
E a mano a mano mi perdi e ti perdo
e quello che è stato mi sembra più assurdo
di quando la notte eri sempre più vera
e non come adesso nei sabato sera
Ma dammi la mano e torna vicino
può nascere un fiore nel nostro giardino
che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
E a mano a mano vedrai che nel tempo
lì sopra il tuo viso lo stesso sorriso
che il vento crudele ti aveva rubato

che torna fedele, l’amore è tornato per te


venerdì 21 novembre 2014

"Amour" di Micheal Haneke 2012

"Tu me tues, tu me fais du bien"  Hiroshima mon amour
Emmanuelle Riva. 

Il solo piacere di chi arriva tardi a certi appuntamenti, consiste nel fabbricarsi fiamme fatte in casa attorno ad un argomento ormai "digerito" ed archiviato dal grande pubblico, come succede per film come questo, che compaiono, sbancano e poi rimangono come sospesi nella mente di chi li vede, per sempre incastrati nella cornice alta della palma d'oro a Cannes, che tutto (o quasi) assolve ed eleva da qui a per sempre, che è il tempo degli dei. 

I Film "entrano" sensualmente in chi li guarda, passando per occhi ed orecchie, subiscono poi un fisiologico e necessario processo di assorbimento durante il quale il già noto si unisce all'ignoto, per alimentare quel che si sapeva e quel che invece ...no. 
Assumere film nel quotidiano, incastrarli nella routine è stato un po' scendere a compromesso, ovvero accettare a voce alta il nostro gusto quasi morboso per "Le vite degli altri". (Giocando coi doppi sensi, In comune con Haneke... Ulrich Mühe, nella foto 
"Le vite degli altri" 2006. Purtroppo l'attore muore un anno dopo.
Con Haneke in tre film:
1992: Benny's video.  (Il secondo film del regista)
1997: Il castello. Adattamento di Kafka per la televisione austriaca.
1996: Funny games  
Compiaciuti guardiamo e, con avidità praticamente erotica, cerchiamo l'immagine e con essa di piacere, e ci preme che dallo schermo arrivi altro, che quelle esistenze misere, gloriose, o "qualunque", siano migliori delle nostre o incredibilmente peggiori, e persino in quelle uguali uguali, intuiamo che qualcosa ci separa, e questa è la finzione, il potere di restringere giorni di vita grigia in un semplice frame, o nell'assurdità di certe didascalie che ricordano i film muti, perché muto è il tempo assente. 
"10 anni dopo" 
...
...e restare interdetti.  
In vita, 10 anni sono l'eternità, l'ossessione della sveglie alle sette, di risvegli più o meno storti, caffè in monocromatica successione di tazze e ambienti, odori,  volti incrociati o persi per sempre, ritrovati, metabolizzati, routine di pranzi e cene ed in sintesi, se qualcuno mai si disturbasse a girare, raramente dal montaggio verrebbe al mondo  un film d'autore. Divago, è chiaro. Mi attengo comunque al titolo, e spiego il mio. 

2012. 

Che succedeva in quell'anno? 
Ripercorrere il calendario che fu, aiuta forse a cogliere il tasso di labilità della memoria su fatti che allora sembravano indimenticabili, e anche la quantità di riferimenti filmici che quasi ogni evento e nome si porta appiccicato addosso.
L'anno inizia all'insegna del naufragio, da intendersi in senso ampio, metaforico e concreto: Costa concordia inscena un copione già visto nella storia dei tempi: Il Titanic, quello di Cameron (1997) per senso epico, e quello reale, nel 1912, che vedeva affondare fra le acque dell'oceano, l'ottimismo della Belle Époque, a un passo dagli Stati Uniti e dalla prima guerra mondiale. (1912-2012, più che date, sembrano ... anniversari? Coincidenze astrali, ovvero...fatali)
Sempre "acquatico" è il dilemma eterno dell'eterno fluire: Le onde, la vita, gli immigrati, il senso ultimo del partire, il viaggio narrato su libri e nei film, e poi nomi come Lampedusa, che da soli evocano un mondo di anime sommerse disposte a caso e senza pace nei fondali. Sopra è identico, perché si vaga ugualmente senza pace, stipati, e sperando di non morire. 

Nel 2012 come da copione, muore molta gente qualunque, di cui nessuno narrerà il finale, altra storia per i divi, e per chi ha aggiunto una virgola alla storia del mondo, e le ragioni di tutto ciò suonano ovvie e comprensibili.  
Withney Houston (48), Lucio Dalla (69), Donna Summer (63)Antonio Tabucchi (68),Ray Bradbury (91)Oscar Luigi Scalfaro (93), Renato Dulbecco (98), Rita Levi Montalcini, a 103 anni di grazia e sapere, Neil Amstrong (82), Micheal Clarke Duncan (54) il grande uomo de "il miglio verde" John Coffey... che si pronuncia come la bevanda, ma si scrive diversamente. 

In politica: Elisabetta II celebra 60 anni al trono del Regno Unito, Putin viene eletto per la terza volta in Russia. In Francia si "osa"col socialista Hollande, in USA, Obama viene riconfermato. Quanto a noi, a dicembre Monti si dimette, in un drammatico passaggio di agonie. 
E anche... 
Nobel per la pace all'Europa, la speranza... ce ne fosse! ...
Non posso non citare...il bosone di Higgs e La curiosa particella di Dio ( Angeli e Demoni ... a film.)
Infine le stragi che sono l'orrore della mente, e l'orgasmo dei media: 
punita quella di Oslo (77 vittime. 22 anni di galera, prolungabili all'infinito) ed impunibile quella americana del Connecticut, perché il matto, dopo aver ucciso 20 bimbi e 6 adulti dentro una scuola elementare, si è suicidato.  
Questa la fonte delle notizie riportate. Ce ne sono altre naturalmente. 

Tornando a noi, cioè al cinema: Cannes 2012. 
Palma d'oro per Amour. 
Gran premio della giuria: Reality di Garrone.
Presidente di giuria: Nanni Moretti. 
Poster del festival: Omaggio a Marilyn Monroe a 50 anni dalla sua morte.
... Eccetera... 
"Amour"
Micheal Aneke 
Palma d'oro a Cannes 2012 


Regia: Micheal Haneke nato il 23 marzo 1942 a Monaco di Baviera. -72-
Figlio d'arte (Attore e regista il padre, attrice la madre), si laurea a Vienna in filosofia e psicologia.
Inizia con la critica, come fu per i registi della Nouvelle Vague, poi lavora in televisione.  Nel 1989 il primo film. Lui è il tipo che, alla presentazione di una proiezione che lo riguarda, augura al pubblico una visione "Mentalmente irritante". Dice no al cinema fatto di risposte preconfezionate, rassicuranti e dal ritmo dinamico, collaudato al botteghino. Ad esso preferisce un film in cui le domande lasciano spazio a risposte individuali. Chi è il vero responsabile degli strani fatti che accadono nel penultimo "Il nastro bianco?" Non lo sapremo mai in modo chiaro ed oggettivo, ed è lievemente frustrante, non meno di quanto lo siano i fatti di Cogne o altri fatti di cronaca in cui il colpevole è intuibile, ma nega pertanto il dubbio resta.
Afferma il regista -lo dico a parole mie- che se il romanzo ha accettato la sua emancipazione, dunque l'impossibilità ovvero l'ingenuità che sta nel pensare di raccontare la vita in modo compiuto, certo cinema fatica a seguire lo stesso percorso. 
"Film is 24 lies per second at the service of truth, or at the service of the attempt to find the truth."
“Un film è 24 bugie al secondo al servizio della verità, ovvero al servizio del tentativo di trovare la verità”
...
Subito dopo precisa che la "verità" è un concetto per lo meno aleatorio. 

Per strano che appaia Haneke è un regista francese, anche se parla tedesco. 
Juliette Binoche è stato il suo punto di incontro con la Francia.
L'attrice lo contatta per eventuali collaborazioni, e così, quasi per caso, il nuovo secolo segna per lui un cambio di direzione. Motivo? Semplice; in Francia esiste un pubblico appassionato a questo genere di opere, di conseguenza, esistono produttori, attori "giusti" e così via. Penso a qualcosa che ha detto François Truffaut  e che ho letto di recente: 
Buoni o cattivi, i miei film sono quelli che ho voluto fare e solo quelli. Li ho girati con attori -famosi o sconosciuti- che avevo scelto e che mi piacevano. Se un giorno mi si rifiuterà un progetto, andrò a girarlo in Svezia, o anche più in là. So che se tutti i miei progetti personali fallissero, finirei per accettare qualche lavoro su commissione e che il risultato non sarebbe per forza scadente, ma fin qui ho tenuto duro, e mi sono trovato bene.
F. T -Link al post- 
Haneke ha fatto lo stesso... e la sua Svezia, è stata Parigi, dove approda, dicevo, nel 2000, con "Storie" in italiano e in francese: "Code inconnu, recit incomplet de divers voyages". 

Questi i titoli dei suoi film: 
Il settimo continente. 1989. 104 min. 
Benny's video. 1992. 105 min.
71 frammenti di una cronologia per caso.  1994. 96 min.
Il castello. 1997. 123 min. Adattamento di un romanzo di Kafka, per la televisione austriaca.
Funny games 1997. 103 min.. Remake nel 2007 in USA (108 min)
Storie.  2000. 117 min. palma d'oro a Cannes. 
La pianista 2001 130 minAdattamento di un romanzo di Elfride  Jelinek (Nobel lett. 2004)
Il tempo dei lupi 2003. 114 min. (1968 "L'ora del lupo" Brergman) 
Niente da nascondere 2005 120 min. 
Funny games. Remake 2008. 108 min.
Il nastro bianco. 2009. 144 min. Bianco e Nero. Palma d'oro a Cannes. 

Amour 2012.  Palma d'oro a Cannes 
                        Golden Globe come migliore film straniero. 
                        Oscar come migliore film straniero.  
                        BAFTA awards: Migliore film straniero... e molto altro. 

Tre Palme d'oro, non sono esattamente la regola nella carriera di un regista, ed a confermare il suo talento, ci sono gli altri premi ugualmente prestigiosi. Quanto a me, lo stimerei anche se a Cannes gli avessero tirato i sassi. 

Frame dal film. Anne (E. Riva) suona il pianoforte.
In sintesi estrema: Nel film si narra di una storia d'amore fra due persone mature. 


Cast: 
Anne: Emmanuelle Riva
Georges: Jean-Louis Trintignant 
Eva: Isabelle Huppert
Geoff: William Shimell


Anne: Emmanuelle Riva, a tutti nota per Hiroshima mon amour 1959 di Alain Resnais sceneggiatura di Marguerite Duras- e nello stesso anno, Kapo, di Pontecorvo- gira Amour quando ha 85 anni ed è, a mio avviso il suo il ruolo più difficile ed intenso. 
Alla fine di alcune scene, è sconvolta, e le serve del tempo prima di tornare in sé. Il regista le ricorda più volte che è "solo un film", e lei concorda, ma le risulta difficile tenersi fuori da un personaggio come quello di Anne, a 85 anni. E' così brava da farci dimenticare di essere un' attrice, precisa il regista. Quanto a lei, in merito ad Amour: "Tutto ciò è fragile, come la vita". Il pubblico afferma che vederla recitare aiuta a risolvere quesiti in merito alla bravura degli attori che quotidianamente affollano gli schermi di ogni dimensione. 

Georges: Jean-Louis Trintignant, ai tempi ha 82 anni. Lo associo istintivamente al clacson assordante di Gassman nel film: "Il sorpasso" di Dino Risi 1962, ma allora l'attore, aveva già al seguito più di dieci film, a partire dal noto "E Dio creò la donna" di Vadim -1956, con una provocante Brigitte Bardot, allora moglie del regista. 
Tristemente note le sue vicende personali. Nel 2003 muore la figlia Marie, nata da seconde nozze nel 1962, in seguito a lesioni per percosse inferte dal marito, il cantante dei Noir Désir. 
Il suo ultimo film risale al 1998, e con Haneke aveva lavorato per "il nastro bianco" nel 2009, al quale ha prestato la voce Off della narrazione, voluto dal regista per via del timbro di voce dell'attore, universalmente riconoscibile, tuttavia, i due non si erano ancora mai incontrati. 
L'attore riferisce che, letto il copione, temeva l'effetto patetico, infatti non riesce a decidersi sul da farsi. A convincerlo è la produttrice, che insiste molto. D'altronde, il regista, ispirandosi ad una realtà autobiografica relativa a sua zia, che aveva tentato il suicidio, pensa questo film quasi appositamente per Trintitgnant, di cui desidera esplorare le capacità interpretative. Racconta durante un'intervista allegata nel "Making off" del film, di aver sofferto un po' durante le riprese, perché proponeva dei modi di dar vita al personaggio che il regista rifiutava, costringendolo a rifare la scena molte volte, fino a che otteneva quel che aveva in mente. Comunque, alla fine è rimasto più che entusiasta del film, e non esita a definirlo il miglior regista col quale abbia mai lavorato. 

Eva: Isabelle Huppert, già Anne Laurent, nel film: "Il tempo dei lupi" 2003, e prima: Erika Kohut, nel film "La pianista" 2001, per il quale è premiata come migliore attrice protagonista. Nel 2009 incrocia il regista a Cannes, per "il nastro bianco", che riceve la palma d'oro (Qualcuno ha avuto da ridire sul fatto che lei era la presidente della giuria quell'anno. Ho visto il film proprio ieri sera, e lo trovo degno di nota e altro rispetto a "Bastardi senza gloria", ugualmente interessante, e non per forza minore. I premi sono solo convenzioni quando due o più lavori meritano lodi, per motivi diametralmente opposti, come in questo caso.)  Nel film Amour, lei interpreta il ruolo della figlia dei due ex insegnanti di musica in pensione. E nelle rare ed accurate sue apparizioni nella casa, assiste da testimone esterno e praticamente impotente, al declino dei suoi genitori. Lei è la forza "razionale", ma la coppia è fatta di due persone, e neppure la figlia in questo caso, è troppo libera di entrare.

Notavo, ma forse è solo una coincidenza, che nel suo primo film: "Il settimo continente" i personaggi principali sono tre, e si chiamano come in questo caso: Anna (La madre), Georg (il padre) ed Eva (la figlia, che in quel caso inventa problemi alla vista, e l'occhio in primissimo piano, mi fanno pensare a Buñuel e al bisogno di vedere le cose con un'altro sguardo). 
Anche nel film "il settimo continente" ci sono porte sigillate, e morti autoindotte, ma le ragioni sono diverse. La Huppert inoltre, richiama per forza di cose il film nel quale recita il ruolo di una pianista di conservatorio, ed insegnante. Mi sembra che l'incontro con l'allievo a casa dei due, quando Anne chiede al ragazzo di eseguire un pezzo di Beethoven che gli era ostile, ricordi qualcosa della freddezza della Huppert nell'altro film. 

Geoff: William Shimmel interpreta la parte del marito della Huppert.

Alexandre Tharaud link al suo sito.
Prima che attore è un pianista conosciuto. Viene scelto perché sa suonare, anche se nel film, ogni musica viene interrotta subito, o prima della fine. Il primo titolo che aveva in mente era: "La musique s'arrète" (La musica si interrompe) perché è questo che in pratica accade ai due, poi sceglie il titolo "Amour" e precisa che il film non ha intenti di compiacimento per questioni geriatriche, ma, come dice il titolo, racconta la difficoltà di amare l'altro, di saperlo in difficoltà senza poterlo aiutare.           [ Presidente a Cannes era Nanni Moretti, che in questo film ha ritrovato un patto fatto con sua moglie Susi in caso di necessità.]

Il film ha una struttura circolare, inizia infatti dalla fine. e anche i personaggi si muovono come animali in gabbia seguendo percorsi sempre simili e circolari.  
Dei pompieri forzano la porta per entrare, e poi inizia la storia dei due. Straordinario che, verso la fine, si dimentichi di aver già saputo del finale, e ci si aspetti qualcosa di indefinibile. La loro storia "da vivi" è raccontata a partire dall'oscurità di un teatro, nel quale riconosciamo i due che ascoltano un concerto, presto interrotto (come già detto), poi l'autobus, e poi la casa, che è tutto lo spazio occupato dai due. La stanza come luogo interiore, e anche trappola in caso di malattia. Nel setting, Haneke ricrea l'ambiente della casa dei suoi genitori. Si tratta, dice il regista, del film più personale che abbia mai girato, e quindi non vede l'ora di finirlo (Ricorda Truffaut con "I 400 colpi"). Dice anche che, terminato un progetto, poi non ci pensa più, se non per le interviste. 

Straordinaria sobrietà e perfezione, la scena della colazione, quando di due capiscono che lei ha un problema. Riva vorrebbe piangere, ma il regista non lo permette per evitare di scivolare nel patetico. I due "resistono" ciascuno a suo modo, a questa novità che irrompe nella loro vita e che, in parte, per età, devono aver preso almeno in considerazione. 


Durante le prove. 

A seguire, la consultazione medica, la solita ricorrenza statistica che sta dalla loro. Sono benestanti, quindi è presumibile che  non si siano accontentati di medici qualunque, ma di eccellenze. Tuttavia, le statistiche sono  illusioni quando osservate dal singolo perché, se il 98% delle persone ce la fa, è bene non dimenticare il 2% che rimane. 
"Questa volta l'ho preso, ma l'ho liberato" 
La finestra è la sola via di fuga in questa casa che appare blindata, nonostante la serratura, in principio, fosse stata forzata, e dunque li esponeva ad un rischio. 

Vediamo Georges che si affaccia a prendere aria, Anne che prova invano a saltare, la pioggia che entra, e poi un piccione. Quando scrive la sua ultima lettera, dice che questa volta l'ha liberato, e se anche il regista si limita a dire che forse il solo motivo per cui il piccione è entrato in quella casa è che a Parigi ce ne sono molti, è quasi impossibile evitare il parallelo con la moglie che "ha provato a volare". 
Ugualmente splendida la scena dell'incubo di lui, e quella della badante. 
Potrei continuare ancora per molto, ma sarebbe abusare della bellezza e ridurla a parole che, per quanto entusiaste, non renderebbero giustizia a un film da vedere. Difendetelo se qualcuno lo ridurrà alla storia di una vecchia che muore malata, perché è un film che si chiama Amour, e questo sentimento si respira, fino alla fine, ma al netto da ogni romanticismo, sfiorando tematiche molto complesse, pur nella loro estrema sensibilità e semplicità. Penso sempre in questi casi al titolo di un film che purtroppo non mi è parso all'altezza delle aspettative che prometteva, ovvero: "Quando nasci, non puoi più nasconderti", eppure è questa la tendenza promossa ad oltranza, nascondersi, dimenticare la nostra natura così che, a tempo debito, ci colga di sorpresa e soli. Preferisco accendere la luce, perché aiuta ad avere meno paura. Grazie Haneke per questo magico film. 

Micheal Haneke. 


Allego qualche riferimento via you tube, finché rimarranno on line ovviamente. 

Haneke: successo serie tv è ottima notizia dagli effetti imprevedibili

Tradotto in italiano. Dura 7 minuti e 25. 
Qui si parla francese, tedesco ed inglese. durata 56 minuti circa. 
tedesco con sottotitoli in inglese. Dura sui 7 minuti. 

Michael Haneke - My Life (2009/Arte)

Tedesco, sottotitoli in inglese. Dura circa 50 minuti. 


TRAILER italiano.